Cédric Herrou: «Continuerò ad aiutare i migranti»

15 maggio 2018

di Marta Facchini.

Cédric Herrou conosce bene chi sarà sottoposto alla riforma della legge sul diritto d’asilo. «Sono gli uomini e le donne che incontro ogni giorno e che cerco di aiutare. Sono le famiglie, i minori, che vivono vicino a me e che hanno paura a rivolgersi alle autorità, anche se per essere tutelati. In uno stato di diritto non deve accadere». Herrou ha una posizione chiara sulla riforma che il 24 aprile ha ottenuto il primo sì all’Assemblea Nazionale. Per il contadino francese, simbolo dell’accoglienza dei migranti in Val Roja, la proposta non garantisce i diritti dei richiedenti asilo, non è il segno di un paese democratico e non è stata pensata tenendo in considerazione le associazioni che lavorano con i migranti.

Herrou è uno dei rappresentanti di Roya Citoyenne, l’associazione di aiuto e difesa dei migranti che lavora nella valle al confine con l’Italia. Anche se ora la pena è sospesa con la condizionale, è stato condannato dalla Corte di appello di Aix-en-Provence a quattro mesi di carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il contadino, 37enne nato a Nizza, ha aiutato centinaia di persone ad attraversare il confine. Fino al giugno 2015, quando poi la Francia ha chiuso la frontiera franco-italiana e sospeso Schengen, Herrou aiutava le persone a passare, portandole in Val Roya sul suo furgone. Poi, quando non ha più potuto farlo, ha iniziato a fornire loro alloggio, vitto e assistenza legale. Nel giardino di casa, un terreno che ha acquistato vicino Breil-sur-Roya, ha piantato alcune tende e fatto arrivare due roulotte: è qui che i migranti trovano ospitalità, prima di proseguire verso altre città europee.

Non è il solo a essere critico nei confronti della legge, che ha mostrato le crepe interne a La République en Marche: nella maggioranza del movimento fondato da Emmanuel Macron, 14 deputati si sono astenuti e un centinaio non si sono presentati in aula al momento del voto. Jean-Michel Clément è stato il solo a votare contro ed è uscito dal partito del presidente. «In totale ci sono state 24 astensioni, tra persone di sinistra, destra ed estrema destra. Anche in En Marche la maggioranza vacilla», commenta.  I voti a favore, invece, sono stati 228, 139 i contrari. Il dibattito per l’approvazione è durato più di sessanta ore ed è stato discusso mentre, al confine con l’Italia, l’estrema destra degli Identitaires inscenava la chiusura delle frontiere. All’inizio di giugno voterà il Senato.

La proposta. La legge accorcia la procedura per la concessione del diritto d’asilo: il richiedente ha novanta giorni per presentare la domanda, invece di centoventi. E ha quindici giorni, invece di un mese, per presentare il ricorso in caso di un diniego. La domanda sarà rifiutata, se i tempi non saranno rispettati. «L’Ofpra, l’organismo che analizza le richieste, ha chiesto di avere tempi più lunghi. Così anche la Cdna, il tribunale nazionale d’asilo. Non sono stati ascoltati», spiega Herrou. Le organizzazioni per i diritti civili sono d’accordo con lui. Secondo Elena France, associazione degli avvocati che si occupano di diritto dell’immigrazione, ridurre i tempi significa violare il diritto alla difesa dei più vulnerabili.

Per chi si pensa sia un migrante irregolare, aumentano i tempi della detenzione preventiva da 45 a 90 giorni. È uno dei punti più contestati, da cui non sono escluse le famiglie con minori. «Con la nuova legge si potranno mettere in prigione persone che sono fuggite dalla guerra, dalla dittatura. E che sono vittime, prima di ogni altra cosa. Dopo la detenzione, come si può pensare che riescano a integrarsi?», prosegue.

Il reato di solidarietà. Herrou non ha mai nascosto il carattere politico delle sue azioni. In più occasioni ha dichiarato che continuerà ad aiutare i migranti, fino a quando la frontiera con l’Italia sarà aperta di nuovo. «Abbiamo denunciato molte irregolarità di stato, come i respingimenti dei migranti minori eseguiti dalla polizia francese al confine con l’Italia», racconta.

In Francia il «reato di solidarietà», per cui si rischia la detenzione fino a cinque anni e il pagamento di un’ammenda da 30mila euro, si trova da tempo al centro di numerose critiche, in particolare da parte delle organizzazioni umanitarie. È un articolo introdotto nel 2005 che riprende una vecchia ordinanza del 1945 basata su un decreto del 1938, varato sotto l’occupazione tedesca, che colpiva gli ebrei e chi li ospitava senza denunciarli. Manuel Vals, quando ricopriva l’incarico di ministro degli Interni, aveva attenuato il reato, esentando i responsabili nel caso in cui non avessero dato luogo «a nessuna contropartita diretta o indiretta».

Ora il disegno di legge prevede una nuova depenalizzazione del reato di solidarietà e minore severità verso chi aiuta i migranti: le forme di assistenza legale e linguistica, e le prestazioni che riguardano vitto, alloggio e cure mediche sono escluse della definizione del reato. Anche il trasporto, se fatto per «tutelare la vita o l’integrità fisica difronte a un pericolo attuale o imminente». È una delle misure che la destra contesta a voce alta: Christian Jacob, il capogruppo dei Républicains, ha dichiarato che in Senato il testo sarà emendato e a cadere potrebbe essere proprio la ridefinizione del reato di solidarietà.

«Tutto dipende da cosa si intende per contropartita diretta o indiretta. Quando sono stato processato, mi hanno accusato di essere militante. E questa possibilità rimane ancora», spiega Herrou. Durante i giorni del processo, non gli era mancato il sostegno da parte di attivisti, organizzazioni, cittadini italiani e francesi. Il sostegno c’è anche ora. «Noi continuiamo perché, per ora, non vediamo nessun avanzamento verso un paese davvero solidale».

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