Giornata dei Giusti, la sfida di Gariwo in un tempo anomalo

4 marzo 2017

di Gabriele Nissim
tratto da Gariwo

In questi cinque anni, da quando nel maggio 2012 il Parlamento europeo ha approvato la Dichiarazione che istituisce la Giornata dei Giusti, abbiamo pensato che il nostro compito fosse quello di fare un omaggio di gratitudine a quegli uomini che nei momenti bui dell’umanità avevano con la forza della coscienza cercato di salvare il salvabile, mettendocela tutta, nello spazio di sovranità in cui potevano intervenire, per soccorrere delle vittime e difendere la dignità della persona umana. Per questo avevamo invitato i giovani, gli educatori, gli amministratori dei comuni e delle città a comportarsi come pescatori di perle, per fare conoscere all’opinione pubblica delle storie nascoste di bene e di altruismo che non avevano mai avuto l’onore della cronaca o che gli storici non avevano mai ritenuto rilevanti dal punto di vita del risultato. Chi aveva salvato qualche vita non annullava infatti l’effetto tragico delle leggi razziali, o dei gulag in Russia, o dello sterminio degli armeni o dei rwandesi. Era questa spesso l’obiezione alla Giornata dei Giusti che mi capitava di ascoltare.

Invece il nostro spirito era quello di raccontare queste storie, togliendole dall’oscurità, per mostrare che in ogni circostanza gli esseri umani hanno comunque una possibilità di scelta. Qualsiasi forma di male sulla terra non è mai l’effetto di un cataclisma della natura, ma come aveva intuito La Boite, il più grande amico di Montaigne, nel grande testo La servitù volontaria, non poggia solo sul terrore, ma agisce sempre con il consenso degli esseri umani. Gustav Herling, il grande saggista polacco, autore di uno dei più importanti libri sul totalitarismo sovietico, aveva parlato del male estremo come un fungo che si espande in tutta la società, mentre invece Hannah Arendt aveva parlato di banalità del male, spiegando che gli uomini diventavano complici del male perché abdicavano alla loro capacità di pensare, di interrogarsi, di mettersi al posto degli altri, di sentire la voce della loro coscienza.

Se questo era l’effetto perverso del male, c’era invece un elemento importante su cui invece bisognava lavorare e che invece ci poteva dare grande speranza. In ogni occasione gli esseri umani, anche se attratti da quello che Bauman chiamava la tentazione del male, hanno comunque sempre una possibilità di scelta e possono sempre diventare arbitri del proprio destino. Non per cambiare la grande storia, ma per modificare la piccola storia in cui a loro è capitato di vivere. E agire sulla piccola storia ha poi degli effetti sorprendenti sulla grande storia, come aveva capito molto bene Vaclav Havel, nel manifesto della resistenza praghese il Potere dei senza potere: gli uomini a poco a poco, possono erodere con il loro esempio il consenso della gente attorno ad un sistema ingiusto. Dunque se il male era condiviso, anche il bene poteva esserlo. Se il male poteva sedurre, anche il bene lo poteva fare, come aveva capito Baruch Spinoza, che nel suo libro più famoso LEtica parlava dell’effetto di contaminazione che gli uomini virtuosi possono esercitare sulla società intera. Ma essere virtuosi e uomini giusti, spiegava molto bene il filosofo ebreo di Amsterdam, non è mai un sacrificio e una rinuncia, ma l’interesse fondamentale dell’uomo. Per stare bene con se stessi e per esercitare e godere del massimo della nostra potenza (il conatus), bisogna agire insieme agli altri e non gli uni contro gli altri. E se gli altri non lo capiscono, bisogna agire con lo spirito di Socrate e cercare di educarli e di fare cambiare loro idea fino a quando non lo capiscono.

Perché tutto questo è possibile e non è una impresa da Don Chisciotte? Per un motivo molto semplice, come il grande oncologo Umberto Veronesi aveva sempre intuito. La natura dell’uomo è buona, perché il suo Dna è programmato per difendere la specie. Non si tratta dunque di fare una operazione chirurgica, o di cambiare la natura umana – come invece pensavano i comunisti totalitari, che sognavano la costruzione dell’uomo nuovo -, ma di creare le condizioni migliori attraverso l’educazione per lo sviluppo della personalità dell’individuo. Quante volte ci capita di parlare con degli amici che hanno problemi o che sono confusi, o che cercavano delle facili scorciatoie e poi di dire loro la cosa più semplice del mondo: guarda ti conviene fare del bene, perché alla fine tu starai molto meglio.

In questi cinque anni abbiamo raccontato il Bene, indagando nella storia passata, per due motivi fondamentali. Per dovere di gratitudine, perché la cosa peggiore è dimenticare chi, nonostante tante sconfitte, ha cercato comunque di difendere l’umanità. Mi ricordo il senso di indignazione che provava Moshe Bejski, l’artefice del Giardino dei Giusti di Gerusalemme, quando i salvati si dimenticavano di onorare i loro salvatori. Il giudice della Corte costituzionale d’Israele era furioso: “Perché non sei prima venuto da me a raccontarmi la tua storia? Tu sei sopravvissuto al nazismo per merito di un essere umano che ha rischiato la sua vita per te e te ne sei dimenticato. Vergognati e ora datti da fare per esprimere la tua riconoscenza.”
Mi viene in mente la delusione che aveva provato la guida tunisina Hamadi ben Abdesslem, che dopo avere salvato una cinquantina di italiani da una morte certa al Museo del Bardo, durante l’attacco terroristico di Daesh, non aveva mai sentito un grazie da parte dei sopravvissuti e dalla compagnia di navigazione Costa Crociere che gli aveva affidato i suoi passeggeri per la visita la museo. È solo grazie all’opera di Gariwo, che è riuscita a rintracciare alcuni dei sopravvissuti, che finalmente avverrà l’incontro tra i salvati e Hamadi, il 14 marzo a Milano a Palazzo Marino. L’ingratitudine è un vizio che continua e che probabilmente non avrà mai fine.

Il secondo motivo della valorizzazione dei Giusti è stato il tentativo di offrire esempi positivi per migliorare il carattere morale della nostra società.
Lo abbiamo fatto in una situazione, per lo meno per quanto riguarda l’Europa, in una situazione di normalità.

Ora invece qualche cosa sta profondamente cambiando. Si sta passando infatti a una situazione anomala, con il rischio dell’esplosione dell’Europa, con l’affacciarsi di pericolosi nazionalismi, con l’emergere della cultura dell’odio, del disprezzo, della caccia al nemico.
Tutto questo sta accadendo senza che ci sia tra la gente una piena consapevolezza dell’incertezza che può pesare sul nostro futuro.

Molti sono in buona fede convinti che il chiudersi in se stessi, nel richiedere protezionismo, muri e frontiere nei confronti dei migranti o delle altre nazioni concorrenti, possa portarci a un futuro migliore. Il grande portavoce di questa tendenza non è un uomo qualsiasi, ma il presidente degli Stati Uniti, con il suo slogan molto efficace “America first”, il quale non a caso vuole rinforzare le spese militari. Un nazionalismo economico per affermarsi ha bisogno delle armi. Questo messaggio pericoloso rischia di espandersi nel mondo e di provocare una reazione a catena e una guerra di tutti contro tutti.

Non sappiamo quali possono essere gli esiti di questa politica, e nemmeno possiamo prevedere il risultato delle prossime elezioni in Olanda, in Francia e in Germania. Equivoci partiti xenofobi e nazionalisti rischiano di vincere le elezioni e di chiedere l’uscita dall’Europa.
Dobbiamo però dire una cosa: questo processo di disintegrazione e di frammentazione non è scontato, gli uomini virtuosi lo possono impedire. È come se si trattasse di decidere quale treno prendere. Se andare verso una direzione o invece nella direzione opposta. Sta a noi scegliere quale biglietto comprare e su quale binario trovare il treno giusto.
Ciò significa che gli uomini Giusti del nostro tempo sono coloro che con il loro esempio possono prevenire un corso negativo degli avvenimenti.

Gli uomini giusti non sono solo coloro che agiscono per limitare nel loro piccolo i danni di una catastrofe, ma sono anche quelli che agiscono come profeti e mettono tutto il loro impegno per prevenire il male prima che possa accadere.

Noi cercheremo di dare una grande visibilità a tutti questi uomini, e proprio per questo celebreremo in tutta Italia e in Europa i musulmani in prima linea contro il terrorismo, quegli europei che lavorano per l’accoglienza e la difesa di un mondo condiviso, coloro che nel linguaggio pubblico e sui social network si impegnano a lottare contro la cultura dell’odio e del disprezzo e amano invece il dialogo e il gusto dell’altro.

Mai forse, come nel 2017, la Giornata dei Giusti è la giornata della prevenzione del male di fronte a un futuro pieno di incognite.

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