Grain

Turchia, Germania, Francia, Svezia, 2017 | 128′ | b/n | v.o. | sottotitoli italiano

Regia | Semih Kaplanoğlu
Sceneggiatura | Semih Kaplanoglu, Leyla Ipekci
Fotografia | Giles Nuttgens
Montaggio | Semih Kaplanoglu, Osman Bayraktaroglu, Aihan Ergüsel
Visual Effects | Andreas Hylander, Fredrik Nord
Cast | Jean Marc Barr, Ermin Bravo, Grigory Bobrygin, Cristina Flutur
Produzione | Kaplan Film Production, Turkey, Heimatfilm Germany, Sophie Dulac France, Galata Film Turkey, The Chimney Pot Sweden, TRT, ZDF, Arte
Vendite internazionali | The Match Factory

Grain
In un futuro prossimo, la vita sulla terra è minacciata da un brusco cambiamento climatico. Le corporazioni globali che governano il pianeta hanno il controllo sulle colture, ma un problema genetico colpisce tutte le piantagioni. In un mondo con i confini ridisegnati, in cui i migranti sono ammassati in aree prestabilite in attesa di integrare le città protette da schermi magnetici, il professore di genetica Erin Erol viene incaricato di indagare le possibili cause di questa epidemia. Per adempiere al suo compito, Erol deve lasciare la città e spingersi fino alle proibite Terre Morte per cercare un altro professore che aveva precedentemente lavorato per la stessa compagnia e autore di una teoria sul caos genetico.
Il racconto, distopico ed esistenziale, gioca con i canoni della fantascienza per portarci a riflettere sui limiti dell’umanità e sulla pseudo liberazione che la tecnologia potrebbe offrirci e che ci ostiniamo a credere di potere usare sempre a nostro favore. Le frontiere, i muri, un potere che si determina attraverso il controllo, una tecnologia completamente autonoma, fanno da specchio ad una profonda analisi dell’animo umano, in un continuo andirivieni tra la dimensione interiore del protagonista e quella collettiva in cui non è possibile esprimere se stessi.

Laureatosi in Belle Arti a Dokuz (Turchia), Semih Kaplanoğlu si trasferisce a Instanbul nell’1984. Passa dalla camera alla sceneggiatura al giornalismo fino a quando nel 2001 realizza il suo primo film Away from Home con cui trionfa all’International Istanbul Film Festival. Con Grain, Semih Kaplanoğlu torna con un nuovo film dopo aver vinto nel 2010, con Honey, l’Orso d’oro a Berlino.
Kaplanoğlu ha dedicato i suoi film alla riflessione sull’identità e sulla natura esistenziale dell’uomo, immergendo i propri protagonisti in una vastità temporale e geografica spesso dispersivi, in cui l’individuo è spinto a lottare per ritrovare e proteggere se stesso e la propria integrità.

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