Niente Notte degli Oscar per il fotografo siriano

26 febbraio 2017

di Bianca Senatore
tratto da Radiopopolare.it

Oscar vietati ai siriani, anche se uno di loro  è tra i protagonisti. Le autorità per l’immigrazione americana hanno vietato l’ingresso a Khaled Khateeb, ventunenne direttore della fotografia del film nominato agli Oscar “The White Helmets”. Il bando di Trump gli impedisce di entrare sul suolo americano e quindi non potrà presenziare alla cerimonia. Il film è un vero e proprio documentario prodotto da Netflix e racconta le gesta dei White Helmets, i caschi bianchi, l’organizzazione di protezione civile formatasi durante la guerra che ha salvato molte vite dalle macerie dei bombardamenti.

“Avevo 16 quando è iniziata la rivoluzione – ha raccontato Khaled Khateeb – e nei primi anni della rivolta ho visto un sacco di fotografi e videomaker stranieri arrivare in Siria per documentare quello che stava accadendo nella mia città, Aleppo. Li guardavo sognando di farlo io e poi mi sono reso conto di poterlo già fare. Così ho iniziato a documentare ogni cosa. Ho guardato come usavano le escavatrici, le gru, ho immortalato le loro mani che estraevano le persone intrappolate sotto le macerie. E’ stato scioccante a volte – ha ammesso – ma il mio lavoro era quello di mantenere la calma per catturare le reazioni delle persone”.

Nel novembre 2015, Khaled è stato contattato dal regista Orlando Von Einsiedel e dal produttore Joanna Natasegara. Avevano visto le missioni di soccorso e avevano deciso di raccontarlo coinvolgendo il giovane fotografo per creare un film sulla vera storia dei caschi bianchi. “Ho lavorato con la squadra – ha raccontato Khaled – e ho imparato molto dal direttore della fotografia Frank Dow su come scattare, come modificare le foto per raccontare la storia e prendevo così tanti appunti che alla fine il mio quaderno si è subito riempito”.

Khaled non potrà partecipare alla cerimonia ma ha detto che l’importante che gli altri vedano questo film, perché la gente capisca cosa è accaduto in Siria. “E se anche non posso entrare negli Stati Uniti, non mi arrendo – ha detto – sappiamo di avere molti amici,  ci sono persone che condividono i nostri valori umanitari e sono impaziente di incontrarli tutti, un giorno. Quando questa guerra sarà finita, sogno di tornare a studiare cinema, perché noi siriani abbiamo molte altre storie da raccontare”.

Il film è stato nominato tra i miglior documentari e domani si scoprirà se ha vinto.

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