Non c’è più tempo, questa è ancora la scomoda verità

8 ottobre 2017

All’Auditorium San Fedele di Milano l’anteprima italiana di Una scomoda verità 2, la seconda puntata a distanza di dieci anni firmata da Al Gore. Una iniziativa del suo The Climate Reality Project sezione Europe, con Aggiornamenti sociali e il Festival dei Diritti Umani di Milano.

da Q Code Mag Oreste Turri,
foto di Leonardo Brogioni

Non c’è più tempo. Il cambio climatico, il surriscaldamento del pianeta è la priorità non di una parte del pianeta, ma dell’umanità.  Al Gore campeggia, vero protagonista, in una sorta di diario che torna a raccontarci come si è appassionato al tema, come sono passati questi anni, come la situazione sia pericolosa e cosa si possa fare. Il documentario in anteprima, che segue la prima puntata che provocò dibattito fra scettici e non, viene lanciato dal Climate Reality Project in un evento con il Festival dei Diritti Umani. E non è un caso, perché la terza edizione milanese del Festival dedicata ai diritti umani (sarà dal 20 al 24 marzo 2018) ha scelto proprio i diritti legati all’ambiente come tema portante.

Gore parla dal minuto uno, ci porta dove una volta c’erano ghiacci e ora c’è acqua e terra riemersa, passa in elicottero sugli evidenti segni del surriscaldamento, dialoga con sindaci di grandi città Usa, con ministri indiani e segretari di stato, in un continuum che viene alternato con dati e momenti di formazione della sua associazione che sforna ambasciatori da disseminare nei diversi continenti. Le immagini curate, la fotografia spesso bella, un ritmo che non stanca, nonostante il protagonismo sia davvero dispensato in maniera massiccia. Poi arriva il capitolo sull’accordo di Parigi, dove la quota soggettiva si lascia prendere la mano, presentando il lavoro di mediazione svolto con il governo indiano quasi solo come una sua conquista. Una parte di documentario che è stato necessario ampliare dopo la vittoria di Donald Trump, che sull’accordo di Parigi del 2015 ha tirato una riga che è un solco drammatico.

 

Abbiamo ancora delle possibilità, nonostante tutto. Il documentario non è  un ko definitivo, ma ci concede una, forse due riprese per cercare di cambiare l’esito dell’incontro che stiamo perdendo vistosamene.

Finita la proiezione spazio alle parole con Danilo De Biasio, direttore del Festival dei Diritti Umani di Milano, che dialoga con Luca Mercalli, tele-climatologo, e con Grammenos Mastrojeni (Coordinatore per l’eco-sostenibilità di Italian Aid – Cooperazione allo Sviluppo). Mercalli è categorico: dovremmo cambiare stile di vita, e non è solo un movimento che si può basare sul singolo individuo. Questo modello di crescita, dentro questo modello economico capitalista, o iperliberista, è esttamente l’opposto di quello che servirebbe per arrivare a guarire il pianeta. Mastrojeni dispensa barlumi di speranza, raccontando che piccolin investimenti in aree ormai colpite dalla desertificazione e dalle conseguenze dell’innalzamento delle temperature possono ancora dare un senso di rotta diverso, indicando una via in cui l’impegno personale ha un valore fondamentale per cercare almeno di affrontare con uno spirito costruttivo una sfida che, altrimenti, viene data per persa definitivamente.

L’attenzione in una sala gremita, prima per le immagini del film e poi per le parole dei relatori, è carica di un’attenzione responsabile. Un film da vedere sicuramente. Una foto che rimane impressa, se vi capiterà di andare al cinema il 31 ottobre, oppure se vedrete questa Scomoda verità parte 2 è quella della terra vista dallo spazio. Una foto di cui Gore ci parla nel film e che fino a pochi anni fa era  – sembra incredibile – la prima e unica foto del nostro pianeta nel buio spaziale.

Una foto che a guardarla innamora, commuove come se quel groviglio di perturbazioni con sotto verde, grigio e sfumature di marrone, azzurri e blu marini dentro una biglia illuminata dalla luce del sole potesse di colpo risvegliare un senso ombelicale e di protezione, di lei Terra per noi, di noi per lei.

Un’ottima iniziativa, primo evento come ha ricordato Paola Fiore (Coordinatore Nazionale The Climate Reality Project Europe) per la realtà costruita da Al Gore e ottimo start per il cammino su diritti e ambiente verso la terza edizione del Festival dei Diritti Umani di MIlano.

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