Il piano per assassinare Berta Caceres

3 novembre 2017

Un rapporto svela la struttura criminale dell’omicidio di Berta Cáceres. Sms e chat rivelano una stretta vicinanza tra funzionari della Desa, l’impresa incaricata di costruire la diga contro cui si batteva l’ambientalista, e le forze di sicurezza dell’Honduras. Informazioni che scuotono il paese a pochi giorni dalle elezioni presidenziali.

di Luca Martinelli da Osservatorio Diritti
Foto di Luca Martinelli

 

La leader honduregna Berta Cáceres è stata uccisa per aver guidato la lotta degli indigeni lenca contro la costruzione della diga di Agua Zarca. Lo hanno sempre sostenuto la famiglia della leader indigena e l’organizzazione da lei coordinata, il Copinh. E sembrerebbero confermarlo ora anche gli Sms scambiati tra gli otto indagati per l’omicidio e alcuni soggetti non indagati, che fanno pensare a un ruolo diretto nell’assassinio da parte dei dirigenti della Desa S.A., l’impresa incaricata di costruire l’impianto idroelettrico.

A rivelarlo è il Comitato consultivo internazionale di persone esperte (Gaipe), che il 31 ottobre, nella capitale dell’Honduras, Tegucigalpa, ha presentato un nuovo rapporto in cui si trova appunto la trascrizione di questi messaggi e delle chat WhatsApp.

Questo documento era atteso da tempo. Da ormai un anno, infatti, cinque giuristi ed esperti internazionali di diritti umani indagavano sul caso. Hanno potuto accedere anche a una parte degli atti giudiziari che sono a disposizione della magistratura honduregna dal 2 maggio 2016, cioè da quando furono arrestati alcuni dei sospetti autori dell’omicidio. I sicari hanno ucciso Berta Cáceres nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2016 entrando nella sua casa de La Esperanza sparandole fino ad ucciderla.

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Berta Zúñiga Cáceres, figlia di Berta Cáceres. Foto Daniel Cima (via Flickr)

Indagine avviata per indisponibilità governo Honduras

A chiedere indagini indipendenti – rivolgendosi alle Nazioni Unite e alla Commissione interamericana per i diritti umani – erano stati la famiglia Cáceres e il Copinh. Di fronte alla indisponibilità del governo honduregno, è iniziato il lavoro del Gaipe, che a partire dal novembre del 2016 ha svolto quattro missioni in Honduras, ha intervistato decine di persone e studiato le carte del processo (gli imputati sono otto, i presunti esecutori dell’omicidio di Berta, accusati anche del tentato omicidio del messicano Gustavo Castro Soto, che si trovava nella casa di Cáceres).

Il Gaipe è composto da cinque giuristi e specialisti in materia di diritti umani: Dan Saxon(Università di Leiden, in Olanda), Roxanna Altholz (Università della California, Berkeley), il guatemalteco Miguel Ángel Urbina e i colombiani Jorge Molano e Liliana Uribe Tirado.

Omicidio progettato durante le proteste contro la diga

Tra i documenti citati nel rapporto, assumono grande rilevanza i tabulati che danno conto delle relazioni telefoniche tra gli 8 imputati e soggetti non indagati. Il fitto scambio di informazioni, e i movimenti degli imputati  – che è stato possibile ricostruire a partire dalla localizzazione delle “celle” cui si collegavano i telefoni – permettono infatti al Gaipe di scrivere: «Le prove che la pubblica accusa ha in mano dal 2 maggio 2016 rendono possibile stabilire che la pianificazione, l’esecuzione e i depistaggi legati all’omicidio di Berta Isabel Cáceres Flores sono iniziati nel mese di novembre del 2015 (quindi circa quattro mesi prima dell’evento, ndr), in coincidenza con la mobilitazione delle comunità indigene e del Copinh contro il progetto idroelettrico denominato Agua Zarca». E pensare che proprio la campagna portata avanti dal Copinh contro la costruzione della diga di Agua Zarca sul fiume Gualcarque e affidata all’impresa Desarrollos Energéticos (Desa) era valsa a Berta nel 2015 il Goldman Environmental Prize, una sorta di premio Nobel per la protezione dell’ambiente….

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