Salvini, la “pacchia”, il dito e la luna

4 giugno 2018

di Danilo De Biasio

A tutti sarà capitato di accendersi una sigaretta alla fermata dell’autobus e sussurrare «tanto non arriva» e invece, puntualmente, l’autobus arriva. Maledettamente più grave se questo accade ad un neo-ministro che promette la fine della pacchia per migranti e ong che li salvano, per poi trovarsi, poche ore dopo quella sciagurata frase, il ritorno dei sanguinosi naufragi e un giovane sindacalista africano, Soumaila Sacko, ucciso a fucilate. Evidentemente non è colpa di Salvini né il naufragio né l’attentato, e sarebbe inutilmente stupido intestarglieli. Emerge però un doppio pericolo di tutt’altro genere, perfino più pericoloso: il Ministro dell’Interno può con parole e direttive indurre gli agenti a intervenire o voltarsi dall’altra parte; può fare di testa sua per surfare sull’onda del consenso o dare retta a chi ne sa di più per esperienza diretta; può facilitare l’insediamento nei gangli del Viminale di uomini che agiscono con umanità o, al contrario, di altri che agiscono arbitrariamente.

 

Se ci sono migliaia di migranti sfruttati come schiavi nelle campagne italiane è perché questo sistema di produzione premia caporali, mafiosi, imprenditori spregiudicati e perfino noi consumatori che compriamo i pomodori a prezzi stracciati. Se il Ministro non vuole fare lo stolto che guarda il dito e non la luna affronti le mafie e la smetta di incattivirsi con i migranti. Non permetta che pezzi del “suo” territorio (Salvini è stato eletto in Calabria) siano in mano alla criminalità. Il secondo pericolo di questo linguaggio usato dal Ministro dell’Interno è l’assuefazione: da anni la narrazione dell’Italia invasa, delle ong “vicescafisti”, dei migranti che rubano il lavoro non è stata controbilanciata dai dati ma dagli ammiccamenti, dalle sfumature o dagli insulti.

Nessuna di queste categorie serve di fronte alla semplificazione populista. Il risultato è questo governo Lega/5Stelle, un esperimento continentale, che su molte questioni troverà ascolto in un’Europa incattivita, pronta a delegare i propri confini a governi mercenari e irrispettosi dei diritti umani.

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