La violenza in divisa nel Brasile delle Olimpiadi

I report di Amnesty International e Human Rights Watch denunciano la violenza in divisa del Brasile, dove è alto il numero dei morti durante le operazioni di polizia.

 
A pochi giorni dalla cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2016 a Rio de Janeiro, fioccano le denunce nei confronti del Brasile. Human Rights Watch e Amnesty International denunciano gli abusi di potere e di violenza da parte della polizia di Rio che negli ultimi dieci anni ha ucciso più di 8000 persone.
Non di rado si tratta di esecuzioni extragiudiziali: di fronte al sospettato, si spara – senza presunzione di innocenza, senza badare più di tanto all’età, preferibilmente dando un’occhiata al colore della pelle.
Il report di HRW aggiorna il dato del 2009 sugli abusi di forza letali da parte dei poliziotti di Rio: dai 35 casi denunciati allora si è arrivati a 64, di cui 12 avvenuti negli ultimi due anni. Il totale è di 116 persone morte ammazzate; tra loro almeno 24 bambini.
Amnesty International rileva ancora che nel solo Stato di Rio de Janeiro, tra il 2013 e il 2014 (anno in cui si sono svolti i Mondiali) il numero delle persone uccise per mano della polizia è aumentato del 39,4% ed è cresciuto ancora nel 2015 passando da 580 a 645 uccisioni.
Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi 2016, la violenza in divisa si è inasprita nel giro di pochissimi mesi e le operazioni repressive nelle favelas hanno fatto diversi morti e feriti, tra aprile e maggio.CmrDBp7WcAAlvrG
In Brasile, le violazioni dei diritti umani sono frutto anche dell’impunità; così come il loro aggravarsi nel tempo è frutto anche del silenzio imposto – sia quello dei “poliziotti buoni” che quello del dissenso e del mondo dell’informazione – soprattutto in occasione dei mega-eventi.
La nuova legge anti-terrorismo è stata approvata dal governo a marzo 2016 e contiene norme più aspre per la libertà di espressione e di manifestazione, che erano state proposte già prima dei Mondiali 2014 quando però non si era riusciti a farle approvare in tempo. Gli avvocati, gli intellettuali, le ONG e gli organismi internazionali per la tutela dei diritti umani l’hanno criticata ampiamente: usa un linguaggio troppo vago ed è troppo largo il margine che lascia per la sua applicazione arbitraria nei confronti dei social, delle proteste e delle assemblee.
Come se non bastasse, ulteriori restrizioni alla libertà di espressione e al diritto di assemblea pacifica appaiono nella legge appositamente scritta e approvata in vista delle Olimpiadi. Restrizioni che, secondo Amnesty International, potrebbero andare in contrasto con gli standard e le leggi internazionali.
 
Il documentario.
Menino Joel è un documentario del 2012, che racconta la morte del piccolo Joel da Conceição Castro, ucciso da un poliziotto nel 2010, durante un’operazione di polizia a Norde Este Amaralina, Salvador.
Il documentario raccoglie le testimonianze della famiglia di Joel e di alcuni agenti – disegnando un quadro emblematico dell’azione della polizia brasiliana nelle favelas.
Nell’agosto 2013 fu impedita la proiezione del documentario nello stesso quartiere dove morì Joel. La polizia entrò nella sala e bloccò l’iniziativa di Cinemaloca, con la giustificazione che la proiezione “incoraggiava la resistenza alla polizia” .
Un fotogramma del documentario, disponibile in lingua originale su Vimeo. 
Menino Joel
 

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