DIRITTI UMANI STRAVOLTI NELL'ACCORDO UE-TURCHIA

Unione europea e Turchia hanno raggiunto un accordo venerdì 18 marzo che ha suscitato unondata di proteste sui temi dei rimpatri collettivi forzosi, non previsti dalla Convenzione di Ginevra, i termini economici – altri 3 miliardi per ottenere azioni da parte della Turchia – e le modalità stesso di affrontare non una emergenza, ma un fatto da tempo strutturale che oggi insiste sulla rotta balcanica e che con la primavera porterà a una ripresa dei tentativi di attraversamento in mare.
I punti dell’accordo
In data odierna i membri del Consiglio europeo hanno incontrato la controparte turca, in quella che da novembre 2015 è la terza riunione volta ad approfondire le relazioni Turchia-UE nonché ad affrontare la crisi migratoria.
I membri del Consiglio europeo hanno espresso le loro più sentite condoglianze al popolo turco in seguito all’attentato dinamitardo di domenica ad Ankara. Hanno condannato fermamente questo atto efferato e ribadito il loro continuo sostegno alla lotta contro il terrorismo in tutte le sue forme.
(continua a leggere il testo del’accordo, pubblicato da repubblica.it)

REAZIONI

Secondo Amnesty International, il “doppio linguaggio” collettivo dei leader europei non riesce a nascondere le enormi contraddizioni dell’accordo siglato oggi, venerdì 18 marzo, tra Unione europea e Turchia sulla gestione della crisi dei rifugiati.
“Il doppio linguaggio con cui è stato ammantato l’accordo non ce la fa a celare l’ostinata determinazione dell’Unione europea a girare le spalle alla crisi globale dei rifugiati e a ignorare i suoi obblighi internazionali” – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.
“Le promesse di rispettare le norme internazionali ed europee appaiono sospette, una zolletta di zucchero sulla pillola di cianuro che la protezione dei rifugiati in Europa è stata appena costretta a inghiottire” – ha proseguito Dalhuisen.
“Le garanzie sullo scrupoloso rispetto del diritto internazionale sono incompatibili con lo strombazzato ritorno in Turchia, a partire dal 20 marzo, di tutti i migranti irregolari arrivati sulle isole greche. La Turchia non è un paese sicuro per i migranti e i rifugiati e ogni procedura di ritorno sarà arbitraria, illegale e immorale a prescindere da qualsiasi fantomatica garanzia possa precedere questo finale già stabilito”  – ha concluso Dalhuisen.

Medici senza frontiere ha definito l’intesa un “accordo della vergogna”. Loris De Filippi, presidente di Msf Italia ha detto che “l’accordo con la Turchia dimostra ancora una volta come i leader europei abbiano perso completamente il contatto con la realtà. Il cinismo di questo accordo è evidente: per ogni siriano che dopo aver rischiato la vita in mare sarà respinto in Grecia, un altro siriano avrà la possibilità di raggiungere l’Europa dalla Turchia. L’applicazione di questo principio di porte girevoli riduce le persone a semplici numeri, negando loro un trattamento umano e il diritto di cercare protezione in Europa”.
Il direttore generale di Save the Children, Valerio Neri, si è dichiarato estremamente deluso dalle notizie che sono emerse sull’accordo raggiunto, cioè sulla politica del “uno in cambio di uno”, perché sostene che devono essere protette le persone, non le frontiere. “Questo accordo creerà solo maggiori incertezze per le migliaia di profughi che sono bloccati nel fango, al freddo e all’umido e che aspettano notizie dal vertice di oggi di Bruxelles”, ha detto Neri.

Elisa Bacciotti, direttrice di Oxfam Italia: “L’accordo tra Ue e Turchia sulla crisi migratoria viola il diritto internazionale e quello dell’Unione, scambiando vite umane con concessioni politiche”. Così “dopo il blocco della rotta balcanica, l’accordo è un ulteriore passo verso l’abisso della disumanità, peraltro mascherato, con raggelante ipocrisia, da strumento per smantellare il business dei trafficanti. Il costo del controllo dei confini europei non può essere pagato con vite umane”. Carlotta Sami dell’Unhcr Italia intervistata da Rai News 24 ha detto che “questa è una crisi umanitaria che riguarda i rifugiati. Questo accordo deve mettere in piedi una serie di garanzie che riguardano i diritti specifici dei rifugiati sia in Grecia sia in Turchia, che non sono presenti. I rifugiati hanno bisogno di protezione, non respingimenti. Noi temiamo che l’accordo sui reinserimenti riguardi solo una quantità minima di persone e possa mettere a rischio le persone che non sono siriane”. Inoltre, ha aggiunto Carlotta Sami, “al momento la situazione che troviamo in Grecia ed in Turchia fa sì che non si veda ancora una riflessione concreta sulle garanzie da offrire ai rifugiati. In Grecia manca ancora un’accoglienza adeguata, basta vedere Idomeni, e la possibilità di espletare le richieste di asilo in maniera veloce”. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Migranti-deluse-su-accordo-Ue-Turchia-le-organizzazioni-specializzate-in-aiuti-umanitari-Save-the-Children-Oxfam-e-Unhcr-preoccupate-per-aspetto-umanitario-603ca969-43fe-49fe-83a0-c8d06e67fa7c.html