#Viajosola

Due ragazze argentine, turiste in Ecuador, uccise a fine febbraio da due ragazzi che si erano offerti di ospitarle. I commenti beceri su donne che ‘viaggiano da sole’, e che ‘se la cercano’, la reazione di una studentessa del Paraguay, che dà voce a chi ormai è stato ucciso due volte.
 
Maria Coni e Marina Menegazzo, due turiste argentine uccise a fine febbraio mentre viaggiavano insieme in Ecuador, zaino in spalla. Rimaste senza soldi, li hanno rubati loro nell’ostello dove hanno dormito, in un bar di Montanita incontrano due ragazzi. I due le invitano, scatta la trappola. Qui i racconti sono meno chiari sui giornali latinoamericani: per riuscire a compiere una violenza sessuale a uno scappa la mano con  un bastone, mentre il complice pugnala la seconda ragazza. La sparizione viene denunciata su twitter, i responsabili – confessi – arrestati in tempo record. ma in quel lasso di tempo sui social network una gran parte di commenti dà la colpa alle ragazze. Viaggiavano da sole, se la saranno anche un po’ cercata.
Schermata 2016-03-12 alle 17.20.58
Guadalupe Acosta è una ragazza dell’Uruguay, studia comunicazione. Di fronte ai commenti beceri e sessisti non ci sta, prende carta e penna, si fa per dire, e scrive sul suo Facebook un kessaggio come se fosse scritto dalle due ragazze: Ayer me mataron, ieri mi hanno ucciso.
Il messaggio è stata diffuso con un hastag: #viajosola e sta facendo il giro del mondo, con anche una immagine che torma spesso delle due ragazze. Ma attenzione: la notizia non è l’hastag, quello è il vettore. I giornali in queste ore parlano del fenomeno di una viralità associata a un tema di femminicidio. Tutto ciò che riguarda fenomeni di condivisione globale è notizia, ma come leggerete qui sotto, è il messaggio di Guadalupe, cioè di Marina e Maria.
Ecco originale e traduzione.
Ayer me mataron.
Me negué a que me tocaran y con un palo me reventaron el cráneo. Me metieron una cuchillada y dejaron que muera desangrada.
Cual desperdicio me metieron a una bolsa de polietileno negro, enrollada con cinta de embalar y fui arrojada a una playa, donde horas más tarde me encontraron.

Ieri mi hanno uccisa.
Mi sono opposta a farmi toccare e mi hanno sfondato il cranio con un bastone. Mi hanno accoltellata, lasciandomi morire dissanguata.

Come un rifiuto mi hanno messo in iun sacco della spazzatura, legato con nastro da imballaggio e buttata su una spiaggia, dove qualche ora dopo mi hanno trovata.

Pero peor que la muerte, fue la humillación que vino después.
Desde el momento que tuvieron mi cuerpo inerte nadie se preguntó donde estaba el hijo de puta que acabo con mis sueños, mis esperanzas, mi vida.
No, más bien empezaron a hacerme preguntas inútiles. A mi, ¿Se imaginan? una muerta, que no puede hablar, que no puede defenderse.
¿Qué ropa tenías?
¿Por qué andabas sola?
¿Cómo una mujer va a viajar sin compañía?
Te metiste en un barrio peligroso, ¿Qué esperabas?

Ma peggio della morte è stata l’umiliaizione che è arrivata dopo. Dal momento in cui trovarono il mio corpo senza vita nessuno si chiese dove fosse quel figlio di puttana che aveva ucciso i miei sogni, le mie speranze, la mia vita. No, piuttosto preferirono iniziare con le domande inutili. Domande per me, figuratevi, una morta. Che non può rispondere, che non può difendersi.

Com’eri vestita?
Ma come una donna viaggia da sola?
Sei finita in un quartiere malfamato: cosa ti aspettavi che succedesse?

Cuestionaron a mis padres, por darme alas, por dejar que sea independiente, como cualquier ser humano. Les dijeron que seguro andabamos drogadas y lo buscamos, que algo hicimos, que ellos deberían habernos tenido vigiladas.
Y solo muerta entendí que no, que para el mundo yo no soy igual a un hombre. Que morir fue mi culpa, que siempre va a ser. Mientras que si el titular rezaba fueron muertos dos jóvenes viajeros la gente estaría comentando sus condolencias y con su falso e hipócrita discurso de doble moral pedirían pena mayor para los asesinos.
Pero al ser mujer, se minimiza. Se vuelve menos grave, porque claro, yo me lo busqué. Haciendo lo que yo quería encontré mi merecido por no ser sumisa, por no querer quedarme en mi casa, por invertir mi propio dinero en mis sueños. Por eso y mucho más, me condenaron.

Hanno messo in discussione i miei genitori, per darmi ali, per lasciarmi essere indipendente, come qualsiasi essere umano. han detto loro che sicuramente eravamo drogate e che ce l’eravamo cercata, que abbiamo fatto qualcosa, che loro ci avrebbero dovuto tenerci d’occhio.

E solo da morta ho capito che proprio no, per il mondo io non sono uguale uguale a un uomo. Che morire è stata colpa mia, e che sempre sarà così. E se il titolo avesse detto che erano morti due ragazzi, due giovani viaggiatori, la gente sarebbe lì a fare le proprie condoglianze e con il proprio falso e ipocrita discorsa di doppia morale starebbero chiedendo pene maggiori per gli assassini.

Ma se sei una donna, tutto viene minimizzato. Diventa meno grave, perché è evidente, me lo sono cercata io. facendo quello che volevo ho trovato quello che mi meritavo per non essere sottomessa, per non voler fermarmi in casa, per invesitre i miei soldi nei miei sogni. Per questo e molto di più mi hanno condannato.

Y me apené, porque yo ya no estoy acá. Pero vos si estas. Y sos mujer. Y tenes que bancarte que te sigan restregando el mismo discurso de “hacerte respetar”, de que es tu culpa que te griten que te quieran tocar/lamer/ chupar alguno de tus genitales en la calle por llevar un short con 40 grados de calor, de que vos si viajas sola sos una “loca” y muy seguramente si te paso algo, si pisotearon tus derechos, vos te lo buscaste.
Te pido que por mí y por todas las mujeres a quienes nos callaron, nos silenciaron, nos cagaron la vida y los sueños, levantes la voz. Vamos a pelear, yo a tu lado, en espíritu, y te prometo que un día vamos a ser tantas, que no existirán la cantidad de bolsas suficientes para callarnos a todas.

E provo dolore, perché io ormai non sto più qui. Ma voi sì, siete qui. E siete donne, E dovete trangugiare il fatto che vi facciano sempre lo stesso discorso del ‘farti rispettare’, che è colpa tua se ti urlano che ti vogliono toccare/leccare/ciucciare i tuoi genitali per la strada per portare degli shorts con 40 gradi di caldo, e che se viaggi sola sei una pazza e che di certo se ti succede qualcosa, se calpestano i tuoi diritti, sei tu che te lo sei cercata.

Ti chiedo che per me e per tutte le donne che sono state silenziate, zittite, uccise o derubate dei sogni, tu alzi la tua voce. Combatteremo, io vicino e insieme a te, in spirito, e ti prometto che un giorno saremo molte, ma così tante che non esisterà nessuna quantità di sacchi di plastica per farci tacere tutte.