Tre insegnamenti dalla grande marcia #primalepersone

3 marzo 2019

Siamo stati una goccia di quell’onda che ha attraversato Milano proponendosi come un’alternativa, un’alternativa a quella società egoista, chiusa, oscurantista rappresentata politicamente dall’attuale governo.

di Danilo De Biasio
direttore Festival Diritti Umani

 

Una goccia perché il Festival dei Diritti Umani era una delle migliaia di associazioni che ha voluto la manifestazione #primalepersone.

E questo è il primo dato. Partiti e sindacati c’erano eccome, ma non sono stati la forza trainante. La locomotiva del corteo milanese è quell’insieme di associazioni, ong, circoli che agiscono quotidianamente: chi insegnando l’italiano ai migranti, chi accompagnando le persone con disabilità, famiglie adottanti, gruppi che coprono i buchi di un welfare sempre più restrittivo. L’idea della società civile come cinghia di trasmissione dei partiti è morta e sepolta da decenni. Quindi – ecco il secondo insegnamento del corteo #primalepersone – credere che sia stata una mobilitazione utile a dare ossigeno all’opposizione politica o a dare la spallata al governo è illusorio. Anzi: pensare che basti un sabato di manifestazione per tornare al tran tran della politica è l’errore più pericoloso che si può fare. Perché – e questo è il punto forse più importante – il grande corteo del 2 marzo ha dimostrato ancora una volta che i diritti o sono universali o sono privilegi per pochi. Il muro di bugie sulle presunte politiche buoniste a favore dei migranti a scapito degli italiani è platealmente crollato a Milano: cosa urlavano in piazza i bambini e i ragazzini se non che il futuro è comune? Di cosa si lamentavano le persone disabili se non di essere discriminate? Che cosa rappresentavano le sigle sindacali se non che il precariato limita i diritti dei  lavoratori? E le associazioni LGBT? Hanno ribadito che sono stanche di essere considerati cittadini di serie B.

È quello che il Festival dei Diritti Umani prova a dimostrare: le violazioni non riguardano solo lontani paesi sottosviluppati, ma ci toccano direttamente. Lottare per riconquistare i diritti è tipico della “razza” umana, non di alcuni. E una volta raggiunti i risultati la grande maggioranza della società starà meglio, si lamenterà solo chi prima godeva di privilegi immeritati. Questo sì che fa paura a molti governi, compreso quello italiano.

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